La luce nella pittura di Stefano Bottosso

Torno a parlare di Stefano Bottosso, dopo l’ultima presentazione che scrissi nel 2009 per la sua personale nella Fortezza di Montalcino, in un momento particolarmente felice della produzione dell’artista, impegnato nella trascorsa estate in una collettiva allestita presso la Galleria Athena con Maurizio Bini e Temistocle Scola e nel periodo autunnale nella LXII mostra del Gruppo Labronico che si è svolta nei prestigiosi ambienti dei Granai di Villa Mimbelli. Come ho avuto modo di dire per Stefano nel catalogo dei Granai, nella sua pittura “si può notare quanta importanza egli dia all’equilibrio della composizione anche per mezzo della tecnica, che se in alcuni tratti lascia libero sfogo a un’attenta e lenticolare tavolozza cromatica, dall’altro sfuma i paesaggi, spesso nelle successioni dei piani, attraverso scalature nei toni di colore o pennellate più fluide e rapide”. L’autore ha disposto nella mostra all’Athena paesaggi toscani nei quali la luce si impone in maniera preponderante, accostati ad altri di più delicate tonalità della sua terra natale, Brische di Meduna di Livenza in Veneto.
Stefano riesce così ad incantare l’occhio dell’osservatore che apprezza le luci e le atmosfere ricreate in ogni suo dipinto. Bottosso in uno dei tanti e frequenti colloqui intrattenuti con lo scrivente, mi ha confermato lo stupore  emotivo che accompagna ogni sua creazione, tesa a catturare un istante di poesia nella mutevolezza delle luci che alterano continuamente la restituzione visiva di un paesaggio.
Innamorato della pittura divisionista e puntinista, egli ne sa applicare la tecnica in modo egregio per far risaltare parti dei suoi dipinti, dove attraverso la pennellata frantumata prende in esame tratti della composizione pur non utilizzando il colore puro che questa tecnica esigerebbe.
Questi risultati di Stefano sono il frutto di un percorso che negli anni lo ha allontanato da una più schietta restituzione del vero di matrice labronica.
L’artista dispone quindi particolari di macchia mediterranea della costa livornese nei quali il blu del mare stacca dai verdi della robusta flora sferzata dalla ventosa salsedine, oppure riporta splendidi scorci di viaggi affrontati negli anni (prediligendo spesso le isole, zattere naturalistiche che hanno dato il titolo ad una sua personale realizzata nel 2004) quando non si sofferma nelle verdeggianti pianure di Brische nelle quali restituisce le sensazioni delle placide acque dei torrenti, oppure descrive le poetiche di un paesaggio invernale ammantato di brina.
Il dipinto che ho scelto per accompagnare questo articolo restituisce pienamente le intenzioni artistiche del nostro, infatti Pomeriggio a Cupra - A Mario Bucci, ci conduce in un’assolata giornata estiva dove la natura “canta” il suo essere stupefacente creazione.

L’opera già esposta nella Sessantesima Mostra del Gruppo Labronico svoltasi nel 2011 presso la Galleria Athena di Livorno, è un omaggio di Bottosso alla figura di Bucci, insigne studioso, conosciuto casualmente durante un viaggio in treno, con il quale il nostro è entrato immediatamente in sintonia avendo modo di parlare anche di suo zio, l’artista Anselmo uno dei protagonisti delle vicende del Novecento Italiano, gruppo ideato e sorretto dalla critica e intellettuale Margherita Sarfatti.
Ritengo interessante sottolineare i forti legami tra Mario Bucci e il nostro territorio dove lo studioso fu tra l’altro direttore del Museo Nazionale di Pisa, nonché ispettore agli Uffizi di Firenze e redattore d’arte presso l’Editore Sansoni di Firenze, facendo dell’arte toscana privilegiata fonte di studi e pubblicazioni, tra i quali voglio ricordare: Camposanto monumentale di Pisa. Affreschi e sinopie, Palazzi di Firenze e II Duomo e il Battistero di Firenze. Analizzando il quadro più dettagliatamente, si può notare l’estrema perizia nella tramatura dei pini disposti sulla sinistra, restituenti una vibrazione coloristica che per certi aspetti ricorda le splendide tavole di Rubaldo Merello di quando si cimentava con i paesaggi liguri di Ruta, sul monte di Portofino. Il dipinto sulla destra è equilibrato dal calmo stefano-bottosso-a-cupra-marittima mare, mentre la strada che unisce il primo piano a quelli successivi e un denso, fitto e filamentoso sovrapporsi di pennellate. La luce è protagonista assoluta della tavola di Stefano, che ammanta di sé gli elementi in una calda giornata di sole, come quella immortalata nella graziosa città marchigiana.
Serenità d’emozioni trasmette il dipinto di Stefano ed è questo il dato emergente nel suo fare pittura, un impegno costante nella ricerca del bello, lontano dalle mode ma sicuramente coerentemente impostato da una padronanza della tecnica che piega al suo volere. Parlando di Bottosso direi che ci troviamo davanti ad un fare arte dove si porta la propria sensibilità alla ribalta del fruitore, senza filtri intellettuali ma con un’onestà tranquilla che ci conduce ad una navigazione nel bello, essendo lui appagato da esso e dalle molteplici sfaccettature che la natura mostra. Infine direi che nel suo instancabile cammino nella pittura di paesaggio, l’artista ci porti davanti ad opere dove un soffio di poesia spira nel momento immortalato dalla sua mano, attratta da una campagna, dal continuo mutare del mare, da assolato campo lavorato dall’uomo, che si riappropriano di “dignità” di sguardo, in un tempo distratto dal godere di quanto nel creato è dato quotidianamente.

Michele Pierleoni, La Ballata 2013 
Pomeriggio a Cupra - A Mario Bucci, 2011,
olio su compensato, cm, 70x60